Il territorio del fagiolo di Lamon

La zona di produzione del Fagiolo di Lamon si estende nei comuni di Arsiè, Alano di Piave, Fonzaso, Feltre, Quero, Pedavena, Lentiai, S. Gregorio nelle Alpi, Belluno, Trichiana, Ponte nelle Alpi, Sedico, Sovramonte, Limana, Cesiomaggiore, Mel, Lamon, Sospirolo, S. Giustina, Vas, Seren del Grappa.

I terreni calcareo-dolomitici ed i terrazzamenti fluvioglaciali tipici della zona pedemontana dell’area delimitata, che rappresentano il supporto allo strato di terreno vegetale ricco di sostanze organiche stabili, costituiscono il substrato ideale per la crescita del fagiolo dalle caratteristiche organolettiche inimitabili, caratterizzato da una buccia finissima e solubile attribuibile all’alto tenore di potassio tipico dei terreni della zona di produzione.

Questa zona, inoltre, caratterizzata da un’elevata escursione termica tra il giorno e la notte, è interessata da un continuo ricambio d’aria che evita, quindi, la possibilità di formazione di nebbia e la presenza, perciò, di elevati tassi di umidità, contribuendo così alle caratteristiche organolettiche e salutistiche peculiari riscontrate nel Fagiolo di Lamon.
Si presenta con una forma piuttosto rotondeggiante ed a botte, con striatura rosso brillante su fondo crema. Di ridotte dimensioni (gr. 0.90) e di modesta resa. E’ però il più ricercato per la delicatezza del gusto e per la buccia particolarmente tenera. Indicato per insalate, minestre e zuppe.agati con prezzo di favore.”

Il Gialét e il Presidio Slowfood

Per la sua forma rotondeggiante, il Gialét viene chiamato anche “fasol Biso”, e viene coltivato in Val Belluna fin dall’inizio del ‘900.
Si tratta di una, anche se tra le più pregiate, delle varietà di legumi coltivate in questa zona. Da qui, a partire dal 1530 circa, si diffusero i fagioli in tutta Italia.
Il Gialét è sempre stato considerato un fagiolo pregiato: da sempre è stato coltivato non tanto per il consumo delle famiglie contadine, ma soprattutto per essere venduto ai “padroni” o ai ceti abbienti. È conosciuto da secoli come un prodotto pregiato, consumato in occasioni festive, e addirittura venduto alla Città del Vaticano.

I principali valori di questo fagiolo risiedono nel sapore delicato e nella grande digeribilità, dovuta anche alla buccia molto sottile che quasi si scioglie durante la cottura
Ha semi tondeggianti dalla colorazione giallo intenso con note verdoline, l’ilo convesso e bianco.
Si tratta di un fagiolo tenerissimo, la buccia si scioglie in bocca, il sapore è delicato ed è molto digeribile; lascia un sentore di castagna che si adatta bene ai dolci e che può anche accompagnarsi con il pesce.
L’ecotipo Fagiolo Gialét fa parte della lista che la Regione Veneto indica come prodotti alimentari tradizionali a rischio di erosione genetica e il Fagiolo Gialét della Val Belluna è entrato anche nel novero dei Presidi Slow Food.
L’associazione fa parte della più ampia comunità leguminosa di “Slow Beans”, un insieme di 50 associazioni e comunità del cibo, che si sono conosciute attraverso il movimento di Slow Food e che organizzano ogni anno un Festival itinerante per celebrare il gusto dei legumi, con una mostra mercato e le Fagioliadi, gara semiseria tra ricette tradizionali ed innovative legate ai vari legumi.
Attraverso l’ammollo (che deve durare 20 ore) e una cottura di almeno 1 ora facendo sobbollire, triplica le sue dimensioni e perde in buona parte la sua colorazione.

Il fagiolo Bala Rossa

I fagioli Bala Rossa appartengono ad un’antica varietà proveniente dal Feltrino, si tratta di un equivalente locale della famiglia dei borlotti. Il seme ha una polpa morbida e una buccia molto sottile, caratterizzata dal colore rosato e striature rosse da cui deriva il nome: “bala rossa” nel dialetto locale significa infatti “palla rossa”. Il sapore è intenso ma allo stesso tempo delicato, con leggere note di castagna, perfetto per la preparazione di creme, zuppe e minestre. Grazie alla sua buccia sottile la Bala Rossa è altamente digeribile.

Si differenziano dai classici borlotti per la particolare forma del seme, più tondeggiante (per cui bala = palla), e per il particolare color roseo con striature più scure.
E’ una varietà molto pregiata, molto rara, anche se ancora rintracciabile e prodotta tra le locali famiglie contadine. Citazioni sui fagioli Bala Rossa risalgono al testo “Il possidente bellunese” di Antonio Maresio Bazolle, scritto tra il 1868 e il 1890: “I fagiuoli sono il grano che dopo il sorgo turco ha la coltivazione più estesa nel nostro territorio e l’unico grano di esportazione”. E tra i vari fagioli descrive: “I fasoi balin o milanesi, appartengono alla razza dei rosset, perché sono rotondi e rossi come quelli, e perché prolungano molto i loro rami, per cui appunto come i rosset vengono seminati nei filari delle viti perché salgono e si appigliano su per esse o vengono loro date frasche a sostegno. Differiscono però dai rosset, perché ne sono un poco più grossi, non del tutto rossi, ma hanno striscie bianche, e perché hanno una scorza sottilissima, ed una polpa tenera, motivi questi sono ricercati e pagati con prezzo di favore.”